10 Serie tv da vedere per chi fa comunicazione parte 1

10 serie TV da vedere per chi fa Comunicazione (Parte 1)

In molti, specialmente chiunque si occupi di Comunicazione ed è alle prime armi, oppure il titolare di un’azienda che vuole promuovere il suo brand, dovrebbero chiedersi: “perchè vedere serie TV per lavoro?”.

La risposta in realtà è molto semplice: si tratta di una questione che coinvolge il cosiddetto “immaginario collettivo”, ovvero quell’insieme di immagini, modi di dire, di pensare, di essere che sono radicati in modo omogeneo e diffuso nella maggior parte delle persone. A partire dagli anni ’80 l’industria delle Serie Tv ha avuto un’evoluzione che è passata dagli sceneggiati/telenovelas, ai Telefilm (vedi Beverly Hills 90210 o Baywatch, giusto per citarne un paio), fino a prodotti seriali che richiedono costi maggiori rispetto alle produzioni cinematografiche vere e proprie, come ad esempio Game of Thrones (costo medio per episodio tra i 6 e i 12 milioni di dollari).

L’avvento di Netflix, ha chiaramente accelerato ancora di più questo processo, infatti, secondo un articolo pubblicato sull’Economist nel Luglio scorso, possiamo osservare che le cifre che verranno spese da Sarandos e soci per la realizzazione dei loro prodotti per il prossimo anno è stimata tra i 12 e i 13 miliardi di dollari, letteralmente “più di quanto spenda qualsiasi studio cine­matografico per realizzare i suoi film o qual­siasi emittente televisiva per contenuti di­versi da quelli sportivi”.
A parlare per l’azienda saranno i numeri: 82 saranno i nuovi film originali che Netflix metterà a disposizione dei suoi utenti, mentre la War­ner Bros. , il più grande studio di Hol­lywood, ne farà arrivare nei cinema 23. Gli studi della Disney, che sono i più redditizi, ne faranno uscire solo 10. Netflix sta pro­ducendo o comprando 700 programmi tv nuovi o in esclusiva, tra cui più di 100 serie comiche e drammatiche, decine di documentari e programmi per bambini, spettacoli di cabaret, reality e talk show.

Tutti questi numeri cosa vogliono dire? Che i prodotti “seriali” sono ormai sempre più parte della vita di milioni di persone e che, di conseguenza, chi si occupa di comunicazione deve conoscere, anche perchè conoscendo questi prodotti arrivano ai gusti e ad un immaginario molto vasto di possibili “clienti”.
Sempre citando l’approfondimento dell’Economist c’è chi pensa addirittura che, se non contrastato, il fenomeno Netflix potrebbe creare una nuova egemonia culturale a carattere globale.
E qui torniamo all’argomento dell’articolo. Guardare le serie TV oggi vuol dire quindi entrare in una parte “intima” del vissuto delle persone. Spesso guardare serie TV è un momento che in una coppia si fa con il partner oppure in famiglia, ma ci sono anche “gruppi di ascolto spontanei” formati da amici e appassionati che si riuniscono per gurdare insieme una determinata serie. Quali sono 10 serie “must watch” che, chiunque abbia a che fare con il mondo della Comunicazione, deve vedere perchè ormai il linguaggio, i personaggi, luoghi sono radicati in maniera importante nell’immaginario massivo?
N.B. le posizioni da 1 a 10 non presentano un ordine su base “qualitativa” o di gusto personale della sottoscritta.

#1 – Game of Trones – Il trono di Spade

GOT - 10 serie Tv da vedere per chi fa comunicazione

Il celeberrimo “Trono di Spade”, beh se non ne avete mai sentito parlare vuol dire che siete fuori da un mondo fondamentale che è quello della serialità mainstream, quindi dovete correre ai ripari. Prima di subito.
Basti pensare che la famosa serie tv prodotta da HBO è stata distribuita in ben 186 paesi nel mondo e, secondo le statistiche, ha una media di 31 milioni di spettatori per episodio.
La saga dei Lannister e di John Snow, di draghi e barbari con i suoi intrighi, le guerre e le sue scene bollenti, coinvolge un pubblico estremamente eterogeneo in fatto di età, sesso e posizione sociale.
La qualità eccellente di realizzazione (per i costi vedi sopra) condisce il tutto ottenendo un prodotto di enorme successo.
Questo mix di violenza, intrighi e scene esplicite, con dei personaggi che rispecchiano la costruzione letteraria e quindi coinvolgono ed affezionano lo spettatore sono particolari che, dal punto di vista della comunicazione, non si possono tralasciare.
I molteplici eroi e antieroi tengono legati a filo doppio chi guarda e che non aspetta altro che conoscerne le sorti. Soprattutto, cosa che piace molto ai semiologi, è il fatto che in Game of Thrones è stato ricreato un mondo con dettagli perfetti e cesellati con minuzia: lingue diverse, religioni diverse, usi e costumi diversi, tanto così da sembrare reale per chiunque si cali nella visione, un mondo creato ad arte per sembrare quanto meno verosimile e fantastico allo stesso tempo.
Può piacere oppure no, ma, de facto, è nell’immaginario collettivo, quindi chiunque si occupi di Comunicazione deve avere almeno un’idea di chi siano i personaggi principali e di quali siano le dinamiche di base delle vicende narrate nella serie TV tratta dai libri di George R.R. Martin.
Per chi non avesse particolare voglia di affrontare la visione di tutte le stagioni, nell’attesa del finalone (previsto per il 2019), potete vedere qui un riassunto “brutale” delle prime 6 stagioni in soli 4 minuti.

 

#2 – The Walking Dead

The Walking Dead - 10 Serie tv da vedere per chi fa comunicazione

Scenario post apocalittico, zombie che infettano la popolazione, avamposto di umani che cercano di salvarsi e che perennemente si ritrovano ad incontrare e combattere in modo sanguinoso questi esseri pericolosi e famelici. Questo è (in modo molto riduttivo, ovviamente) The Walking Dead.
Milioni di spettatori, anche in Italia, hanno seguito e seguono (anche gli spin-off vari ed eventuali) le avventure di questi guerrieri.
La serie di Fox è stata annoverata da Il Corriere della Sera come la “serie Tv più vista in Italia” (parliamo degli ultimi anni).  Il successo mondiale è tale che nel prossimo autunno verrà messa in onda la nona stagione.
Una domanda da porsi può essere perchè gli zombie attraggono in questo modo? Per rispondere in realtà si potrebbero tirare fuori valanghe di teorie sulla natura umana e sul suo “peggio”, il suo “doppio negativo”. Anche se secondo me una teoria molto interessante in proposito la offre Davide Bennato, professore all’Università di Catania dove insegna Sociologia dei processi culturali e comunicativi e Sociologia dei media digitali
Bennato, in un suo articolo (che potete trovare per intero qui) sostiene che: “L’ipotesi del successo degli zombie sta nel fatto che con il loro comportamento in quanto collettività e il loro agire privi di cervello, sono una metafora – negativa – usata per descrivere l’atteggiamento gregario e acritico che alcune persone hanno quando si lasciano prendere la mano da social network e social media. Per analizzare The Walking Dead come cultura pop-fandom, ho usato il concetto di cultura convergente di Henry Jenkins, per intenderci  film, serie tv, fumetti, videogiochi creano una serie di prodotti che vengono distribuiti su più piattaforme, vengono fagocitati dai fan e vengono reinterpretati dai fan stessi in altre forme.”

Anche in questo caso, se non avete troppa voglia di imbarcarvi nella visione il web offre dei riassunti sintetici e ben realizzati per ogni stagione.

#3 – The Big Bang Theory

The Big Bang Theory - 10 Serie Tv da vedere per chi fa comunicazione

Sit-comedy che vede al centro le avventure quotidiane di un gruppo di nerd capitanati da  Sheldon Cooper , Leonard Hofstadter e la loro vicina di casa Penny, lei del tutto fuori dal mondo dei suoi particolari amici. Iniziata nel 2007 è ancora in produzione, ed è uno dei “cavalli di battaglia” della Warner Bros Tv.
Una serie Tv accessibile davvero ad un pubblico vastissimo, ricca di ironia, che tratta anche tematiche “scientifiche” senza però mai prendersi sul serio.
La narrazione sviluppata negli anni è volta a mettere in luce la personalità dei protagonisti e di come la loro “intelligenza” può causare delle difficoltà nelle relazioni interpersonali della società di massa.
Questo può essere un mesaggio comunicativo molto rilevante sulla forza della “diversità”, ma anche su quella curiosità innata nell’essere umano che dalla mitologia greca – con il vaso di Pandora – al Grande Fratello vuole conoscere gli angoli più reconditi degli altri uomini o di chi è profondamente differente dalla società massificata.
Contenuti curati nei dettagli e personaggi di spessore, anche questa è una delle serie TV più viste al mondo e di cui chiunque si occupi di comunicazione non può non aver visto almeno una stagione.

#4 – Stranger Things

Stranger Things - 10 Serie da vedere per chi fa comunicazione

La fortunatissima serie di Netflix , la cui prima stagione è stata messa online nel 2016, ha la particolarità di riportarci immediatamente indietro ai film di fantascienza anni ’80 e questa è stata una delle chiavi del suo successo unitamente ad una trama avvincente ed una realizzazione tecnica degna di nota. I giovanissimi protagonisti  ( vi ricorda qualcosa tipo… I Goonies?) sono alle prese con la misteriosa sparizione di un bambino e all’apparizione di una bambina dai capelli rasati dotata di poteri psichici fuggita da un laboratorio segreto. Si scoprirà un mondo parallelo “il Sottosopra”, si avrà a che fare con creature misteriose e pericolose, ma allo stesso tempo con la vita quotidiana di ragazzi che vivono nella fittizia cittadina di Hawkins nello stato dell’Indiana, nel cuore degli USA.
L’effetto “Stranger Things” sulla società è stato quello di amplificare un già esistente ritorno in voga degli anni ’80 consolidandone una riproposizione che va, appunto, dal prodotto video, agli accessori, alla moda, alla celebrazione dello stile di vita degli 80ties. Questo da un punto di vista comunicativo, insieme ad una costruzione narrativa molto efficace, è fondamentale perchè ha permesso in qualche modo di superare un gap generazionale con chi gli anni ’80 – con le loro contraddizioni – non li ha vissuti.
Gli appassionati attendono che Netflix rilasci la Terza stagione, prevista per l’estate 2019, quindi avete tutto il tempo per recuperare le due stagioni precedenti !

#5 – House of Cards

house of cards

Gli appassionati di fantapolitica non possono perdersi questa serie che è stata il baluardo su cui Netflix ha fondato il suo successo. Eh sì House of Cards è un vero “pezzo di storia”.
Ambientata nell’odierna Washington D.C., segue le vicende di Frank Underwood (Kevin Spacey), un Democratico eletto nel quinto distretto congressuale della Carolina del Sud e capogruppo di maggioranza (Majority Whip) della Camera che, dopo essersi visto sottratto il posto da Segretario di Stato che il neopresidente gli aveva promesso, inizia un giro di intrighi per giungere ai vertici del potere americano. Sua moglie, Claire Underwood (Robin Wright), lo aiuta nel suo piano. La serie tratta di temi quali potere, manipolazione e spietato pragmatismo.
La forza comunicativa di questa serie è dovuta proprio al fatto che il protagonista mente in continuazione pur di raggiungere il proprio scopo, e che lo spettatore è parte integrante di questo gioco perchè è a conoscenza delle intenzioni del protagonista e di chi gli sta intorno. Secondo Marta Pellegrini – del Dipartimento di Semiotica dellìUniversità di Bologna – House of Cards si delinea come: “una narrazione avviluppata attorno all’elaborazione sopraffina dell’arte (semiotica) della menzogna e dei suoi effetti”  unitamente al fatto che, specialmente nella dimensione temporale odierna, l’ambiente più fertile per le bugie sia proprio quello politico.
 “Spiegare il peso semiotico di una menzogna significa capire perché e come una menzogna (un asserto Falso) sia semioticamente rilevante indipendentemente dalla Veritá o Falsitá dell’asserto stesso.“ (Umberto Eco, Trattato di Semiotica Generale, Bompiani, Milano, 2013, pp.96).

Per la sua prima stagione, House of Cards ha ricevuto 9 nomination ai Primetime Emmy Award, diventando la prima serie TV distribuita online a ricevere tante nomination. Tra le categorie in cui è stata nominata, miglior serie drammatica, miglior attore protagonista in una serie drammatica per Kevin Spacey, miglior attrice protagonista in una serie drammatica per Robin Wright, e miglior regia in una serie drammatica per David Fincher. La serie ha inoltre ricevuto 4 nomination ai Golden Globe e Robin Wright ne ha vinto uno nella categoria per la miglior attrice. Per la sua seconda stagione la serie ha ricevuto 13 nomination agli Emmy Award. Per la terza stagione Kevin Spaceysi è aggiudicato il Golden Globe al miglior attore in una serie drammatica.
Da sapere c’è anche che la serie è stata rinnovata per una sesta stagione, annunciata già da tempo come conclusiva, tuttavia, il 31 ottobre 2017 le riprese sono state sospese a seguito dello scandalo degli abusi sessuali che ha coinvolto, tra i diversi attori e produttori hollywoodiani, anche Kevin Spacey.

Concludiamo così questa prima parte delle serie TV imperdibili per chi si occupa di comunicazione… nel prossimo articolo ne scopriremo altre 5 più un piccolo “bonus”.

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