10 Serie tv da vedere per chi fa comunicazione parte 2

10 serie TV da vedere per chi fa Comunicazione (parte 2)

Nella prima parte di questo “viaggio” nel mondo delle Serie Tv, e del perché chi si occupa di comunicazione deve in qualche modo averci a che fare, abbiamo osservato che ormai quello legato alla serialità mediale è un fenomeno di massa che influenza l’immaginario collettivo. Partendo da questo assunto ho deciso di suggerire almeno una decina di prodotti seriali “must watch” senza un preciso ordine qualitativo e prescindendo dal mio gusto personale. ( Se vi siete persi la prima parte dove tutto ciò viene spiegato con maggiore dovizia di particolari, niente paura ! Potete recuperarlo facilmente cliccando QUI).

Riprendiamo quindi dalla serie numero 6, un prodotto tutto made in Italy, ma … ATTENZIONE! In coda all’articolo troverete una speciale sezione “BONUS”, se siete curiosi, leggete fino alla fine.

#6 – Gomorra – La serie

gomorra la serie - 10 serie tv da vedere per chi fa comunicazione

Di questa ne avrete quanto meno sentito parlare, vero? (Se così non fosse, temo proprio che dovrete rivedere le vostre modalità di informazione quotidiana). Le vicende sono ispirate dal celebre libro di Roberto Saviano, i protagonisti sono camorristi che si occupano prevalentemente di spaccio di droga ed il loro territorio di azione è principalmente quello delle periferie di Napoli.

Ciro e Genny, due cammorristi incalliti e violenti, sono i personaggi principali e questo può essere considerato un caso in cui gli “eroi” della narrazione sono in realtà due modelli che nella vita quotidiana vengono considerati come “negativi”. Eppure in Gomorra, così come in moltissime altre serie tv, da qualche anno a questa parte c’è la tendenza a mescolare i “buoni” con i “cattivi”, l’eroe con l’antagonista. In questo prodotto realizzato da Sky Italia possiamo quindi osservare come il pubblico sia costretto a rimettere in discussione le categorie di “bene” e “male” arrivando a schierarsi in vere e proprie fazioni tifando rispettivamente Ciro o Genny.

Poi non dimentichiamoci che siamo in Italia, terra fertilissima di polemiche, e anche Gomorra non ne è stata esentata. La causa principale del dibattito avvenuto all’epoca della fine della prima stagione fu proprio quella inerente al “role model” e all’influenza che questa serie ha avuto, specialmente sul pubblico più giovane. Questa tesi parte dal presupposto che i ragazzi non siano in grado di analizzare il prodotto in maniera critica, e quindi potenzialmente Gomorra avrebbe l’effetto di condizionare negativamente il comportamento degli adolescenti, fornendo un modello di forza, potere e prestigio direttamente collegato alla criminalità organizzata.

Intorno a Gomorra, poi, è fiorita una quantità di prodotti collaterali, ad esempio c’è chi pur non essendo direttamente coinvolto nella produzione di Gomorra è riuscito ad ottenere un enorme successo sfruttando un principio ormai non più “nuovo”: la cross-medialità.
Chi ha una conoscenza di prodotti video nostrani sul web (YouTube e Facebook, ma ormai anche e soprattutto Instagram) avrà capito che mi sto riferendo ai The Jackal.
Per i pochi che non li conoscono, loro sono un gruppo di ragazzi di Napoli che hanno iniziato da almeno cinque anni a realizzare video parodie, e più in generale video comici. E cosa c’entrano con Gomorra, vi chiederete. Ebbene l’inizio del loro grande successo fu proprio quando decisero di produrre una serie di video diffusi sul web dal titolo “Gli effetti di Gomorra sulla gente”. Su questi video, a mio dire davvero ottimi, non mi soffermerò ulteriormente in questo articolo, ma se volete, per capire di cosa io stia parlando, vi invito a dare uno sguardo al primo episodio qui.

#7 – Sherlock

sherlock - 10 serie tv da vedere per chi fa comunicazione

Questa serie prodotta da BBC è un esempio perfetto di come si possa trasformare un classico della letteratura in un prodotto televisivo di grande qualità. Non c’è bisogno che specifichi che si tratta delle avventure del detective più famoso di Inghilterra, frutto della fantasia e della maestria di Sir Arthur Conan Doyle. Ma questa serie tv, più dei moltissimi altri prodotti televisivi e cinematografici realizzati in precedenza, possiede un “plus”, una chiave in più che ha fatto sì che Sherlock diventasse un prodotto di enorme successo a livello globale.
Sherlock Holmes non è il genio perfetto ed impeccabile che vedevamo fino agli scenggiati degli anni ’60, ma come nel celebre film con Robert Downey Jr, assisistiamo ad un processo di profonda “umanizzazione” del protagonista, la cui genialità spesso sembra sconfinare quasi in una sorta di patologia psichiatrica. C’è da dire anche che il ruolo di Sherlock, affidato al magistrale Benedict Cumberbatch, costituisce un notevole punto di forza della serie TV ed un elemento di profondo legame con gli spettatori: un attore che è diventato simbolo di un ruolo e di un personaggio che resterà nel cuore di tutti coloro che hanno visto Sherlock.  

Da un punto di vista narrativo, è necessario sottolineare come il processo di ricerca degli indizi per arrivare alla soluzione del caso è considerato da sempre un motivo di attrazione da parte del fruitore del prodotto che sia letterario, o in questo caso, televisivo. Per approfondire l’argomento vi rimando alla lettura del testo “Il Segno dei Tre” a cura di Umberto Eco e Thomas A. Sebeok edito da Bompiani. 

#8 – Breaking Bad

breaking bad - 10 serie da vedere per chi fa comunicazione

Da moltissimi questa serie è acclamata come uno dei migliori prodotti di sempre per via dell’evidente qualità di regia, sceneggiatura e bravura del cast nell’interpretazione. La costruzione dell’intreccio crea una tensione drammatica più unica che rara, ed i personaggi sono costruiti in un modo così profondo e strutturato difficilmente rintracciabili in una serie Tv. Breaking Bad racconta le vicende di Walter White, un professore di chimica in un liceo in un piccolo centro del New Mexico. Un giorno più per caso, che per vera intenzione sviluppa una nuova metanfetamina ed inizia a venderla per guadagnare soldi per mantenere la sua famiglia e il figlio, al quale una paralisi cerebrale gli ha comportato gravissime conseguenze a livello fisico.

Ma proviamo in breve a capire quali sono alcuni aspetti che rendono Breaking Bad un prodotto eccellente. In primo luogo bisogna parlare del protagonista. All’inizio delle vicende narrate Walter White è un uomo letteralmente intrappolato nella sua vita: malattia, doveri verso la famiglia, un lavoro frustrante e, nonostante tutto ciò, un uomo remissivo. Poi avviene l’incontro con Jesse, suo ex allievo ora tossicodipendente e spacciatore. Da questo punto parte il cosiddetto switch: da modello di persona ubbidiente, White diventa  un modello di emancipazione, ma destinato alla non conformità rispetto alla società in cui vive e alle sue regole. Un approfondimento interessante su questo aspetto ce lo offre Alessandro Loddo in un articolo molto significativo in cui mette in relazione le fasi del cambiamento di Walter White con una prospettiva filosofica che intreccia Heisenberg e Nietzsche, un esperimento molto interessante che potrete leggere per intero – ma solo dopo aver finito di vedere la serie qui.

Volendo andare ancora ad approfondire a livello semiotico  osserviamo che la costruzione del personaggio, del suo universo valoriale e di un suo posizionamento in un quadro temporale, risulta profondamente differente rispetto a quanto siamo abituati a vedere a livello cine-televisivo. Di  tutti questi aspetti (ma anche di alcuni importanti parallelismi con il protagonista della serie Dexter, riguardo la riflessione che abbiamo già iniziato precedentemente su modello eroe/antieroe) c’è un articolo molto valido sulla rivista Ocula che potrete trovare qui.

#9 –  Tredici (TH1RTEEN R3ASONS WHY)

Tredici - 10 serie tv da vedere per chi fa comunicazione

Una serie TV che ha sconvolto l’America (e non solo), così potremmo definire Tredici.
La storia ruota attorno alle vicende che seguono il suicidio dell’adolescente Hannah Baker, la quale ha registrato i tredici motivi che l’hanno spinta a suicidarsi.
No, non è affatto divertente, anzi: le tematiche trattate sono molteplici, impattanti e da considerarsi all’interno di un contesto estremamente delicato come quello adolescenziale. Bullismo, violenza sessuale, violenza domestica, omosessualità, un ritratto drammatico di uno spaccato della società di giovanissimi, che, anche attraverso un uso improprio del medium tecnologico, si distruggono la vita vicendevolmente.

Le polemiche sul fatto che questa serie fosse vietata “solo” ai minori di 14 anni sono montate sin dai primi giorni dopo il rilascio, tanto a causarne il divieto di visione in alcune scuole in Canada e degli Stati Uniti. Un modello troppo pericoloso che, stando ai fatti di cronaca, qualche adolescente in difficoltà aveva cercato di emulare.
Data la sua importanza a livello sociologico, era doveroso inserirla nelle 10 serie che chi si occupa di comunicazione deve vedere. Su Netflix è disponibile anche la seconda stagione (a detta di chi scrive, decisamente meno “potente”).

 

#10 – Grey’s Anatomy

grey s anatomy - 10 serie tv da vedere per chi fa comunicazione

Ho deciso di chiudere questa breve lista di Serie Tv con una di quelle che è annoverata ormai come un “classico” e che ad oggi è giunta alla 14esima stagione. Grey’s Anatomy è una di quelle serie di cui bisogna almeno aver un’idea della storia raccontata e dei personaggi. Per essere così longeva un motivo c’è, anzi sicuramente più di uno.
Volendo riassumere brevemente la trama, questa serie racconta le vicissitudini della dottoressa Meredith Grey e degli altri specializzandi prima, dottori poi, presso un fantomatico ospedale di Seattle.

Da un punto di vista prettamente narrativo osserviamo come i personaggi creati da Shonda Rhimes siano disegnati ed in erretati in modo tale da far affezionare lo spettatore, in particolare il personaggio di Meredith incarna una ragazza “normale” che ha anche il problema di dover aver a che fare con l’aspettativa che gli altri hanno nei suoi confronti essendo una “figlia di”, perchè sua madre è un’importante medico. L’intreccio è costruito con equilibrio ed arte, non mancano amori, delusioni, gelosie e tradimenti ed in più quelle dinamiche da serie “hospital” che da sempre appassionano gli spettatori. Una costruzione semplice, ma di grande effetto che da anni tiene legati milioni di fan in tutto il mondo.

La fautrice di questo successo è Shonda Rhimes, la sceneggiatrice, produttrice e regista cinematografiche che da questa serie in poi sfornerà altri grandi successi come Private Practice (spin-off proprio di Grey’s Anatomy), Le regole del delitto perfetto e Scandal.

Ok, in teoria questa lista dovrebbe essere conclusa, ma all’inizio vi avevo annunciato una sezione BONUS, ed eccola qua!
Vi parlerò di una 11esima serie che chi si occupa di comunicazione deve, e sottolineo deve, assolutamente vedere…

#BONUS ! – Mad Men

mad men  - 10 serie tv da vedere per chi si occupa di comunicazione

Perchè ho scelto questa serie come bonus? Scopritelo dalla trama…
Ambientata nella New York degli anni sessanta, la serie tratteggia le vite di alcuni pubblicitari che lavorano per l’agenzia pubblicitaria Sterling Cooper (poi Sterling Cooper Draper Pryce) di Madison Avenue, concentrandosi in particolare sulle vicende del suo direttore creativo, Don Draper. L’ambientazione della serie ritrae i mutamenti sociali in atto negli Stati Uniti in quel determinato periodo storico: fra gli eventi citati nel corso delle varie stagioni, la campagna presidenziale che contrappose John Kennedy a Richard Nixon (1960), la crisi dei missili di Cuba (1962), l’assassinio di Kennedy (1963), le lotte per la conquista dei diritti civili degli afroamericani.

Avete capito? Mad Men racconta la nascita e l’evoluzione del Marketing contemporaneo di come esso abbia dovuto (e debba tutt’oggi) modificarsi costantemente in base anche al mutamento storico, di pensiero  e di costume.
Una parola su tutte: im-per-di-bi-le !

Siamo finalmente giunti alla conclusione di questo viaggio tra le Serie TV da vedere per chi si occupa di comunicazione. Queste citate sono veramente “la base”, ma ovviamente il mio invito è quello di andare oltre queste e cercare un vostro filone, un vostro genere preferito che vi aiuterà nella comprensione dell’immaginario collettivo e potrà essere di sicura ispirazione per le vostre campagne di comunicazione. 
Spero che questo articolo vi possa essere stato utile e sono a disposizione per domande, richieste e qualsiasi dubbio. Se volete, continuate a seguirmi sui social 🙂 . 

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